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Tra le tante mitologie autoconsolatorie con le quali si nutre la coscienza dissociata c’è quella della mitologia della famiglia come luogo dell’affetto, dell’amore , della felicità e quant’altro.
Nella generalità dei casi la famiglia è un luogo di distruzione e di devastazione della identità dell’individuo che in essa nasce nonché un continuo attentato demolitorio del suo bisogno di identificazione.
La famiglia degli adulti o meglio la famiglia delle psiche degli adulti con il suo bisogno compulsivo di omologazione sociale (al quale corrisponde l’altrettanto compulsivo bisogno sociale di omologare a sé ogni forma di “pericolosa” diversità,nulla è più socialmente compatibile quanto l’uomo-massa) è il luogo del continuo massacro del Sé dell’individuo , del continuo massacro del suo bisogno biologico e genetico di crescita psichica nonchè del continuo massacro di ogni possibile sviluppo della coscienza di sé.
Il fatto che quella mitologia edulcolatrice sia nata ed esista dipende dal fatto che , dopo i danni inflitti dall’imprinting infantile al potente bisogno di crescita psichica dell’individuo , la coscienza sviluppa degli adattamenti compensativi rispetto a quei danni che mimetizzano agli occhi del mondo le nefaste conseguenze di quegli imprinting distorti.
Tranne in quei casi nei quali la potenza del complesso di castrazione e la potente vitalità interiore dell’individuo non possono che generare conflitti intrapsichici talmente potenti da non potere non sfociare in condizioni evidenti di nevrosi, di malattia mentale conclamata di varia natura o di vere e proprie psicosi.
La mitologia zuccherosa del “mulino bianco” è uno tra i più grandi e diffusi infingenti sociali i quali mimetizzano la condizione di diffusa dissociazione collettiva con la precisa funzione di mantenere immutate quelle diffuse condizioni psichiche .
Un mimesi , anche culturale e perfino psicoanalitica (“ah quel Freud quel grande padre della psicoanalisi” !! sic) , tesa al mantenimento dello status quo.