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Si è ipotizzato qualche giorno fa, con grande esitazione che tutt’ora permane, che l’inconscio possa essere , dal punto di vista fisico, l’insieme degli atomi e molecole ed elettroni che costituiscono l’intero organismo umano.
E che in questo “campo”, in ogni possibile angolo di questo campo, i contenuti inconsci non integrati dalla coscienza inscrivono i loro significati inconsci e la loro energia (i quali entrambi avrebbero dovuto essere , ma non sono stati, impiegati per la crescita psichica dell’individuo).
E da qui facendo danni in ogni organo e funzione di quell’organismo.
Danni che chiamiamo sintomi e patologie varie.
Quando , e qui quella esitazione vieppiù aumenta, questo contenitore comincia a saturarsi quei significati e quella energia inconsce cominciano ad esondare , ad investire l’area immediatamente circostante la superficie epidermica dell’individuo stesso.
Taluno forse chiama ciò Aura.
Altri inconscio profondo.
Se i tratti caratteriali dell’individuo , la sua personalità, i suoi sintomi e le sue patologie rappresentano la sua Persona cioè ciò che dell’essere si manifesta nella realtà sensibile allora l’Aura , l’inconscio profondo, è ciò che di quell’essere si esprime nella realtà subliminale.
Realtà la quale per il fatto di non essere percepibile ai sensi non è per questo meno reale di quella che invece dai sensi è percepita.
Per cui si verificherebbe che ciò che dell'individuo è più profondamente rimosso, ciò che ristagna nel suo inconscio più profondo, risulterebbe invece, ancorchè invisibile ai sensi, la parte più superficiale dell’ individuo stesso e cioè la porzione di spazio che circonda la superficie del suo stesso corpo.
Metafora questa della stessa psicoanalisi.
Ciò che sembra più lontano , più oscuro, più indecifrabile è invece ciò che si ha di più vicino, addirittura dentro di sè.
E ciò che appare oscuro ed indecifrabile alla intelligenza razionale è invece chiaro e facilmente comprensibile alla intelligenza intuitiva.
Il massimo della irrisione che la Natura poteva portare all'intelligentissimo uomo.
Ricordate il racconto "La lettera rubata" di E. A. Poe ?.
Racconto ,tra l 'altro , che ha colpito, e non certo a caso , l'attenzione sia di S. Freud che di Jacques Lacan.